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Bonotto: la fabbrica lenta che sconvolge la moda

Velocità. Standardizzazione. Abitudine.

Se ci fossero degli spazi vuoti da riempire per classificare l’era del fast fashion, sarebbero questi i termini da utilizzare per rendere bene l’idea.

Sì, perché vogliamo tutto e subito: la borsa della sfilata appena uscita, il berretto della star di turno e le scarpe che saranno di moda nel 2017.

Sì, perché usciamo dai negozi delle grandi catene pieni di soddisfazione per aver speso poco, ma non ci accorgiamo che sulle nostre fronti c’è un codice, quello dei giocattoli prodotti in serie.

Sì, perché siamo così abituati a questo modo di comprare che spesso ci troviamo d’accordo con una grande affermazione di Roberto Gervaso: “le abitudini rendono la vita meno eroica, ma più comoda“.

In fondo, perché farsi fare un vestito su misura come facevano i nostri nonni, quando da X catena super mondiale trovi tutto ciò che più ti piace spendendo meno della metà?

E “chissene” se il nostro guardaroba è pieno di capi che si sgualciscono dopo un lavaggio in lavatrice e vengono prodotti da bambini sfruttati in un dimenticato Paese del globo: volete mettere indossare per un’intera serata un vestitino che assomiglia spiccicato a quello portato dall’attrice americana tal dei tali?!

bonotto spa

Opporsi a queste logiche? Difficile, ma non impossibile.

È quello che fa con grande successo la Bonotto Spa, manifattura tessile alla quarta generazione fondata da Luigi Bonotto nel 1912 per produrre, all’inizio, cappelli di paglia.

Oggi l’azienda è portatrice dei valori della “fabbrica lenta“.

Sì, esatto, avete letto bene: lenta, per recuperare macchinari storici che diano vita a prodotti con un’anima dentro.

Just in time, corsa al profitto, produzione veloce sono solo lontani ricordi di un concetto di moda non sostenibile che si inchina qui, a Molvena, al rapporto vivo tra uomo e materia.

Tessuti come non se ne fanno più sono quelli di Bonotto dove il concetto di lusso esibito è scardinato dall’esibizione della marca e passa, invece, per i difetti.

Difetti come valore da recuperare perché indicatori di quella unicità che oggi è rarissima e non compresa.

La qualità di un tessuto è il tempo che si impiega per produrlo” spiega Lorenzo Bonotto, ed ecco che non è l’azienda, non è il marketing manager, ma sono gli stessi prodotti a raccontare una storia fatta di mani esperte, di sapori di un tempo, di intimità.

Lezione del giorno?

Imparare a comprare meno, ma più di qualità privilegiando capi che durino una vita a quelli da buttare dopo un mese.

In una sola parola: sostenibilità.

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