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Nuovi mestieri: come diventare coadiutore dell’asino

Se il somaro raglia, c’è sempre un perché e chi lavora con lui deve capirlo al volo. Per questo esiste il coadiutore dell’asino, professione regolamentata dal 2015 con delle linee guida emesse ad hoc dal Ministero della Salute.

È una figura fondamentale nell’ambito degli interventi assistiti con gli animali, ad esempio la pet therapy. Il coadiutore dell’asino è colui che mette in relazione l’animale con l’utente, sia esso un bambino, un anziano o un disabile, e che conosce l’animale con cui lavora più di chiunque altro.

Tra i membri della commissione che, nel 2011, si è occupata della stesura delle linee guida anche Lorena Lelli, fondatrice della cooperativa sociale “La Città degli Asini” e direttrice del centro “La Melagrana” di Padova, dove vengono formati i coadiutori. Ci racconta che non esiste mica solo il coadiutore dell’asino, ma anche quello del cane, del gatto, del coniglio e del cavallo, quanti sono gli animali “con effetto terapeutico” previsti per legge.

Coadiutore dell’asino, una formazione specifica

“Coadiutore per il quale è necessaria una formazione specifica sulla specie a cui appartiene l’animale. Deve infatti conoscere bene il suo comportamento e sapere quali sono le azioni che garantiscono il suo benessere”, racconta Lorena. “Va detto che le linee guida sono nate sì per tutelare l’utente, ma anche per tutelare gli animali, che negli anni sono stati troppe volte sfruttati. Ogni animale è diverso dall’altro. Il coadiutore deve aver ben chiaro qual è il carattere dell’animale che affianca e individuare i suoi talenti, per metterli a disposizione dell’utente”.

Coinvolti in progetti terapeutici, educativi e talvolta ludici, asini & co. vanno a far parte di un’équipe, come i loro coadiutori. “Un lavoro a stretto contatto con un responsabile di progetto, ossia un medico e uno psicoterapeuta, e con il referente d’intervento che varia a seconda che si tratti di un progetto terapeutico o educativo. Nei percorsi terapeutici può essere uno psicologo, un fisioterapista, una figura comunque sanitaria con almeno una laurea triennale. Nei percorsi educativi questo ruolo può essere ricoperto dal pedagogista o dall’educatore. Per noi, l’animale è a tutti gli effetti un collaboratore e il coadiutore è il suo compagno di lavoro. E sicuramente non parliamo di addestratore”.

Ma chi può fare il coadiutore? Quale titolo di studio è necessario?

“Per iscriversi ai corsi, basta il diploma di scuola superiore, anche se le linee guida prevedono la valutazione da parte del centro di formazione di persone che non ce l’hanno, ma che possiedono una particolare predisposizione per il lavoro con gli animali. Ed è ovvio, ci vuole una spiccata sensibilità e grande amore per loro”.

Com’è strutturato il corso per coadiutore, ad esempio, dell’asino?

Step by step. Tre giornate di corso propedeutico, 7 di corso base e 11 per quello avanzato. In totale 21 giorni. Ci sono poi 36 ore obbligatorie di tirocinio e, prima dell’esame finale, bisogna presentare una tesina. Viene rilasciato un certificato abilitativo. Si insegna a lavorare con l’asino, a relazionarsi con lui, si studia l’etologia e ci sono molti esempi pratici di lavoro, come ad esempio la simulazione di sedute di terapia con utenti con patologie come l’autismo o l’alzheimer. Lavoriamo per trasferire competenze”.

E gli sbocchi? Ci sono?

“C’è molta richiesta. C’è la possibilità di lavorare in cooperative sociali, in aziende agricole, in fattorie didattiche, in centri specializzati in interventi assistiti, ma anche in strutture sanitarie. Però il mercato è ancora poco strutturato. Le linee guida sono giovanissime e devono ancora nascere delle “associazioni di categoria”. Non esiste purtroppo un “listino prezzi”, ma a poco a poco verrà creato”

Coadiutore dell'asino
Sensibilità, ascolto, capacità di relazionarsi con gli altri. Alcune qualità della nuova figura professionale. Foto: “La Melagrana” di Padova

Le sfide e le opportunità della “pet education”

Un migliaio i coadiutori formatisi a Padova dal 2008, da quando il centro è operativo. Tra questi anche Valentina di Bisceglie, 35 anni, che a Magenta, in provincia di Milano, ha fondato “La tribù degli zoccoli” per occuparsi di onoterapia e pet education. Un’associazione che lavora a stretto contatto con altre realtà associative e con il locale consultorio familiare, e che oggi ospita anche i tirocini dell’Università Cattolica di Milano.

“Ho iniziato praticamente subito dopo i corsi, nel 2012. L’associazione nasce all’interno di un’azienda agricola, dove già avevamo due asini. Ci siamo resi conto che non eravamo in grado di gestirli”, ci dice Valentina. “Poi, per una serie di concomitanze, mi sono avvicinata al sociale e ho testato di persona come la presenza degli animali possa essere per molti positiva. Ora sto completando la specializzazione con il cane, il gatto e il coniglio. Abbiamo anche dei cani, che coinvolgiamo in progetti pet therapy e pet education”.

Si sbarca il lunario con un mestiere di questo tipo?

“Affianco, a questo tipo di attività, tutta una serie di altre cose. Va comunque considerato che gli animali hanno una spesa annua di gestione che va al di là di quella per il cibo. Ci sono, ad esempio, i controlli dal veterinario e per i cani la toelettatura, che è necessaria per l’accesso alle strutture sanitarie. E poi il lavoro che c’è dietro è tanto. Un animale coinvolto in questi progetti va stimolato di continuo, ha bisogno della presenza ininterrotta del proprio coadiutore. Se non si crea un rapporto stretto tra conduttore e animale, si può mettere a rischio, in seduta, anche la sicurezza. È ovvio, ad esempio, che non porterò mai un asino che  scalcia, perché lo conosco bene, in un’aula con 25 bambini. Tornando al discorso economico, se dovessi vivere solo di questo, in questo momento direi di no. Se consiglio questo lavoro ad un giovane? Ormai ci sono tanti lavori in cui si è costretti a fare i funamboli per arrivare a fine mese. Almeno questo ti dà un sacco di soddisfazioni”.

Onoterapia
Gli asini, nuovi amici a quattro zampe.

Tra i futuri coadiutori dell’asino che stanno completando il corso a Padova, anche Elena Migliorini di Genova, studentessa prossima alla laurea in medicina, che ha già seguito il corso propedeutico per coadiutore del cane e integrato quelli per il gatto e il coniglio. “Perché a casa ho anche loro e vorrei introdurli un giorno nell’équipe. E non è escluso che prima o poi arrivi anche una coppia di asinelli, magari in difficoltà. Tanto posto c’è”, ci racconta Elena.

Che cosa ti sta dando questo corso?

“È tutto una scoperta. Davo per scontato che si potesse sviluppare molta empatia con l’asino, ma quante le sorprese, specie per quanto riguarda la sua gestualità”.

Qual è il tuo obiettivo?

“Finire gli studi e lavorare a tempo pieno con gli interventi assistiti, potendo a quel punto anche prescriverli. Diventare responsabile dei progetti e cercare di portare il più possibile l’idea che gli animali sono d’aiuto in tantissime situazioni. È un mestiere che secondo me puoi fare solo se lo senti, devi viverlo col cuore. E pensare che volevo specializzarmi in ginecologia e ostetricia, ma ho letto le linee guida degli interventi assistiti con gli animali e mi hanno appassionato. Ho cambiato idea. Ora potrò unire i miei studi in medicina alla passione che ho da sempre per gli animali”.

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