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Il lavoro di Chris Ulmer nelle “scuole speciali”: ogni bambino è un libro

Oggi ospitiamo l’esperienza di Francesca che ci parla della normalità e ci racconta una storia d’oltreoceano. Già, ma che cos’è la “normalità”? Abbiamo tutti un’impronta unica e inimitabile. Essere “normali” ci appiattirebbe e non esserlo ci rende estranei e diffidenti gli uni verso gli altri. C’è chi lo ha capito chiaramente e cerca di trasmettere il messaggio ai più piccoli delle “scuole speciali”.

Avevo visto il suo video di sfuggita, poco più di un anno fa. Mi aveva colpito subito per la potenza comunicativa, per la semplicità e perché diceva in modo efficace quello che avevo in mente io e che non riuscivo a spiegare bene a parole.

Capelli biondi, occhi enormi e i bermuda: Chris Ulmer, un ragazzo di quasi 30 anni che fa l’insegnante in una scuola speciale nello stato della Florida. Sì, perché negli Stati Uniti, come in molti Stati Europei, ci sono ancora le scuole speciali.

Scuole speciali, universo parallelo

Le scuole speciali sono le scuole in cui vanno i bambini e i ragazzi che non possono rientrare nei programmi scolastici a causa del loro disturbo o della loro disabilità. Il biglietto di entrata ti è concesso solo se una disabilità ce l’hai, e così ti ritrovi in mezzo ad altri che, come te, sono stati e saranno giudicati solo o primariamente in base a questo.

Che poi finisce che giudicare le persone sulla base delle proprie limitazioni diventa di uso comune, si riflette nel lessico e si trasforma in una forma di discriminazione che gli psicologi sociali definiscono benevola, anche se di benevolo ha ben poco.

In ogni caso, questo ragazzo americano ha deciso che questa situazione non gli stava bene e che le cose voleva cambiarle proprio a partire da quella scuola speciale. Così ha deciso che i primi 10 minuti di lezione li avrebbe dedicati a guardare negli occhi ognuno dei suoi studenti e a complimentarsi con loro per le loro doti.

Sei uno studente meraviglioso, penso che tu sia molto divertente, penso che ognuno qui ti voglia bene, sono proprio contento di avere uno studente come te nella mia classe

Al posto di focalizzare l’attenzione sul deficit, Chris Ulmer valorizzava il talento di ognuno dei suoi studenti. Per dieci minuti.

Il segreto di valorizzare la specificità di ognuno

Ulmer ha così notato che, con il passare delle settimane, non solo l’interazione sociale e comunicativa dei suoi studenti cresceva ma che loro stessi iniziavano a complimentarsi e ad aiutarsi l’un l’altro. E così Chris ha reso la sua classe speciale sotto un altro aspetto.

Da questa esperienza è nato “Special Books by Special Kids” una piattaforma multimediale attraverso la quale Ulmer, che nel frattempo si è messo in viaggio, ritrae e racconta le storie di ogni bambino e ragazzo speciale che incontra sul suo cammino. “Normalizing the diversity of the human condition”, normalizzare la diversità della condizione umana, si questa è la chiave di volta del cambiamento.

Ogni bambino è un libro da raccontare

Per Ulmer ogni bambino è un libro, una storia raccontata alla collettività, e il deficit diventa così un dettaglio, una caratteristica di una persona che lo rende unico e diverso da ogni individuo sulla terra.

Così la mia mente vola ai tempi della scuola e mi viene da ridere pensando a quanto mi desse fastidio che gli altri notassero la mia “erre particolare” e che non riuscissi a fare i calcoli a mente.

Non ho mai corretto la mia erre particolare e non riesco a fare i calcoli a mente.

Mi chiamo Francesca e questa è una parte della mia storia.

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