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Il profumo della Regina Elisabetta? L’ha creato un’italiana

Non solo “naso” ma profonda sensibilità e amore per l’arte, il cinema, la musica. Con lo sguardo attento alla ricerca storica e filologica. Nei profumi che crea, Laura Bosetti Tonatto ci mette tutta se stessa. Un talento coltivato sin da bambina che l’ha portata a Buckingham Palace, al cospetto della Regina.

Chissà se all’inizio della sua avventura lavorativa, Laura Bosetti Tonatto immaginava che un giorno si sarebbe trovata al cospetto di quella che, per popolarità, è la regina delle regine contemporanee, ossia Elisabetta d’Inghilterra. E grazie al suo “naso”. Torinese, Laura Bosetti Tonatto dal 1986 crea mélange su misura e profumi per le maggiori case cosmetiche. E non nasconde che è rimasta molto sorpresa quando, nel 2008, è stata chiamata “in missione” a Buckingham Palace.

Il profumo della Regina Elisabetta

“Pensavo fosse uno scherzo, ma non era così. Sono andata più volte a palazzo e ho lavorato con Edward Griffiths, all’epoca una sorta di direttore generale. È stato fondamentale per questa creazione perché Griffiths trovava i momenti migliori per far sentire a Sua Maestà le mie proposte. Un lavoro durato due anni. Dopo la consegna, sono stata ricevuta dalla sovrana in un incontro che precedeva un Garden Party, a cui sono stata invitata. Incontrarla personalmente è stata una delle cose più emozionanti della mia vita perché è una persona straordinaria. È una donna semplice, potrebbe essere una persona di famiglia ed è molto attenta a non farti sentire in imbarazzo. Devo dire che nel corso di quei due anni ho sempre pensato che sarebbe arrivato qualcuno più inglese di me o più bravo di me e che quindi non avrei finito il lavoro. Quando mi hanno mandato il suo logo personale da stampare sulle scatole, ho capito che in qualche modo era fatta”.

Quali essenze ci sono in questo profumo?

“Ovviamente solo io ne conosco la formula e nessuno lo può sentire. Non è un mistero però che lei ami fiori. È quindi un profumo fiorito che ho fissato – e forse l’innovazione è questa – con una tonalità di ambra, che rispetta la parte fiorita di questo bouquet, senza dominarla. L’ambra da sempre racconta di donne di grande potere, da Cleopatra a Caterina de’ Medici, che l’hanno indossata. Sua Maestà è molto femminile e ha anche un aspetto molto gioioso. Nel profumo ho mantenuto, come richiesto, questa gaiezza”.

Essenze
Alla ricerca di essenze arcaiche in Oriente.

Come si è avvicinata a questo mestiere?

“Avevo una nonna che mi ha fatto capire che i profumi fanno parte della nostra esistenza. Ho capito che era la mia via grazie a lei. Mi ha insegnato a utilizzare il naso. Aveva un armadio pieno di profumi e me li faceva sentire. In questo modo mi ha fatto capire quanto sia importante per una donna o per un uomo indossare un grande profumo e non un profumo banale, dozzinale. Il profumo fa parte infatti della nostra comunicazione perché quella olfattiva, è la memoria più forte che abbiamo”.

Il profumo è una cosa molto personale. Come fa a capire qual è l’essenza più adatta a una persona?

“Ho iniziato cercando di accontentare i gusti di ognuno. Adesso invece faccio quello che chiamo il ‘ritratto olfattivo’ e cioè un po’ cerco di capire quali sono le preferenze e poi propongo qualcosa che il cliente non ha mai sentito, non ha mai osato, ma che mi sembra adatto. Non si tratta di introspezione psicologica, non mi piace questo atteggiamento, ma di una ‘camminata’ insieme in questo mondo”.

Laura Bosetti Tonatto
Laura Bosetti Tonatto dal 1986 crea mélange su misura e profumi per le maggiori case cosmetiche

Oltre a insegnare cosmetologia all’Università di Ferrara, è ideatrice di un laboratorio per lo studio dell’uso delle essenze, dall’antichità ad oggi. Com’è cambiato nel tempo l’uso del profumo?

Ogni periodo storico ha una connotazione olfattiva propria. Negli anni ‘60 ad esempio, l’80% dei giovani utilizzava una materia prima che si chiama patchouli, che ha una nota di foglie macerate ed esprimeva molto bene il contesto naturale che i ragazzi di allora ricercavano. Oggi solo il 2% dei ragazzi usa questa tonalità, proprio perché non li rappresenta più. Negli anni ‘80 c’è stata invece l’assoluta dominanza della nota di vaniglia proprio perché erano anni molto dolci, facili, sintetici. E infatti la nota di vaniglia è una nota di sintesi. Quindi, erano anni artificiali. Oggi c’è una ricerca della purezza e della rarità delle materie prime”.

 Ai giorni nostri, che cosa va di più?

“Nella profumazione maschile sicuramente tonalità molto fresche. Quindi agrumi come il bergamotto, il pompelmo rosa e il mandarino, abbinati ai ‘legni’, cioè sandalo e vetiver. Quindi accordi facili, classici. Nelle profumazioni femminili la rosa, la tuberosa o il gelsomino abbinati anche qui o a ‘legni’ come l’oud o lavorati in purezza, proprio per apprezzare le tonalità naturali di queste essenze”.

E in antichità, come ci si profumava?

“La grande differenza stava nel diluente, perché l’alcol è stato introdotto abbastanza di recente, nel 1600. Prima, per diluire gli oli essenziali si utilizzavano altri oli e quindi la parte fresca dei profumi non c’era. Era un modo di profumarsi diverso, ci si ungeva i capelli o il corpo. Le essenze erano quelle del gelsomino e dei fiori d’arancio, gli oli quelli di mandorla o d’oliva, di per sé profumati. E poi l’ambra appunto, e il muschio. Le materie prime arrivavano da tutto il mondo, più erano rare e più erano costose. La capitale dei profumi dal 1600 in poi era ed è rimasta Parigi e per la produzione Grasse in Provenza. Però la tradizione è millenaria ed è per lo più dei Paesi arabi. Ancora oggi l’Arabia Saudita è il paese che ha il consumo di profumo pro capite maggiore al mondo, dopodiché c’è il Brasile”.

Ha pure ricreato dei profumi antichi…

“Sì, come l’acqua siriana che risale al primo secolo avanti Cristo. Recentemente ho prodotto alcune formule che sono citate nella Bibbia, che è un vero e proprio ricettario. Nella Bibbia ci sono alcune formulazioni molto specifiche, con tanto di quantitativi, modalità e addirittura raccomandazioni, nel rispetto della sacralità di queste formule. Gli ingredienti che vengono trattati sono gli incensi, la rosa, il gelsomino ma anche il nardo, un fiore che veniva coltivato sull’Himalaya. Costava molto più dell’oro e viene citato perché la Maddalena, per alleviare le pene di Cristo, unge i suoi piedi e li lava con l’olio di nardo. Il nardo, tra l’altro, è il simbolo di Maria Maddalena, assieme all’unguentario. Infatti è la santa protettrice dei profumieri”.

Caravaggio
Michelangelo Merisi da Caravaggio, “Suonatore di liuto”, circa 1596, Ermitage, San Pietroburgo

Lei realizza profumi ispirandosi anche a opere d’arte. Come riesce a carpire da un dipinto, le essenze giuste?

“L’ho fatto, in particolare, per “Il suonatore di liuto”, custodito nel Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo, dipinto che fu commissionato a Caravaggio per rappresentare i cinque sensi. Caravaggio ha scelto personalmente ogni singolo oggetto raffigurato, quindi ne sentiva gli odori. Inoltre era abituato a sentirli, perché aveva un amico profumiere che aveva una bottega in quella che oggi è la piazza delle Cinque Lune a Roma. Il mio non è mai un lavoro di ispirazione creativa, ma sempre un lavoro filologico. Rappresento quello che vedo, poi la creatività sta nel dare corpo al bouquet. Se riusciamo a vedere un quadro anche attraverso il profumo, lo vediamo in un modo più dettagliato. Ne “Il suonatore di liuto” c’è l’odore della carta. Ci sono poi il fico, la pera e la prugna che sono i frutti dipinti. Ci sono anche i fiori della caraffa, come l’iris, la rosa centifoglia, la rosa canina e l’arancio. Poi abbiamo una nota di cera perché tutti gli oggetti sono appoggiati su un tavolo che, come si usava nel seicento, veniva dipinto e poi incerato”.

Nel 2012 è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo sembra un mestiere meraviglioso… ma ci sono dei “contro”?

“È un lavoro talmente amato, talmente invidiato che ogni tanto c’è qualcuno che si sveglia e prova a fare quello che faccio io, spesso persone che cercano di rubare qualcosa. Allora, sono molto diffidente. Chi vuole fare questo lavoro deve creare e avere delle passioni proprie. L’arte, la letteratura, ma anche il cinema, la musica… Nei miei profumi ho portato le mie, in essi c’è tutto il mio mondo”.

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