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Intervista a Matteo Bianx: ‘l’uomo? Un animale sociale da raccontare in ogni aspetto’

Matteo Bianconi, alias Matteo Bianx è un professionista del mondo digitale. Ufficialmente ‘Copywriter & Digital Strategist’, grazie alle sue doti che mixano l’ironia, una capacità indiscussa di scrittura sul web e l’interesse per la sociologia (o meglio per l’uomo inteso come ‘animale sociale’), con uno stile personale e assolutamente unico è riuscito nel tempo a diventare riferimento nella Rete e sui social network (il suo profilo personale su Facebook è seguito da oltre 34.000 utenti).

Per questo, per noi, Matteo è un ‘portatore sano di vero stile italiano’ perché non è un ‘personaggio’, ma prima di tutto una persona e piace proprio per questo.
Ha fatto della propria passione il suo punto di forza, nonostante gli haters e nonostante la censura di alcuni suoi post perché, così come dice lui: ‘l’importante è impegnarsi in quello che si desidera, tralasciare ciò che non è importante e cercare di essere chiaro e semplice in ogni cosa che si fa. E quando si riesce davvero a fare queste cose bisogna festeggiare‘.

Matteo Bianconi, alias Matteo Bianx: chi è e cosa fa nella vita?

Ufficialmente “Copywriter & Digital Strategist”. Chi lavora nel mondo della comunicazione non ha bisogno di traduzioni. Per le aziende sono quello da chiamare quando si vorrebbe fare qualcosa, ma non si sa cosa. Per i miei genitori faccio cose su Internet. Per i miei amici cazzeggio su Facebook.
Ufficiosamente salvo il Mondo ogni giorno, soprattutto dall’invasione organizzata dei gattini, ma sono molto umile e non lo faccio mai notare a nessuno.

Questo web mag si chiama ‘The Italy Style’, l’Italia secondo te oggi ha davvero un proprio stile?

Credo che per l’universo noi italiani siamo ancora racchiusi nella frase “Pizza, pasta, tutti ladri”, che ho sentito dirmi in Inghilterra già nel 1998. Ma in realtà credo che l’Italia sia una realtà contraddittoria, bella e terribile insieme. Siamo capaci di grandissime cose, come delle peggiori. Mi piacerebbe che fosse una Nazione all’insegno di “estro e sregolatezza”, al limite, perché si tende a perdonare tutto al “genio”. Lo stile italiano è oggi contaminato da tante influenze, sebbene quando andiamo in vacanza ci riconosciamo tutti e ci viene sempre da dire “Oh, ma siamo dappertutto, che due balle”. Non so se sono un idealista, ma mi piace pensare che – nonostante tutto – lo stile italiano sia ancora quello del “buon vivere. Può succedere di tutto, ma ne usciamo sempre fuori con il sorriso.

Certamente tu, di stile, ne hai… cosa significa per te avere stile e soprattutto, come comunicarlo?

Matteo Bianx - The Italy Style

Uh, ma grazie. Credo che lo stile sia un insieme di cose o magari solo una… che però ci identifica pienamente. Ci consideriamo tutti esseri speciali, crediamo di esserlo, ma in verità siamo tutti molto più simili di quello che crediamo. Ecco, lo stile è ciò che ci differenzia davvero. Nasce spontaneo, cresce nelle influenze di ogni giorno e si conferma entrando in sinergia con ciò che realmente siamo. Lo stile può essere riconosciuto nel vestire, nel parlare, nello scrivere, in qualsiasi aspetto che viviamo. Solo che è “nostro”. C’è chi ha stile anche a starnutire, eh, non dev’essere qualcosa di incredibile.
Comunicare lo stile invece è un altro paio di maniche. Se è per lavoro abbiamo a disposizione una varietà incredibile di strumenti, basta saperli utilizzare o chiedere a qualcuno di farlo per noi. L’importante è avere in mente degli obiettivi precisi e puntuali, il resto è volontà, interesse e organizzazione. Se invece è semplicemente “essere noi stessi”, be’, credo che basti “esistere”: lo stile si trasmette da solo, quando comunichiamo. [Per lo starnuto, meglio mettersi sempre una mano davanti alla bocca, però]

Già conosciuto nel web, ma la tua grande notorietà è arrivata grazie alla condivisione di un post ironico sul film ’50 sfumature di grigio’ che ha creato divisione tra gli utenti tanto che Facebook, un bel giorno, su segnalazione (di chissà chi) lo ha eliminato. Pochi giorni fa la stessa cosa per una recensione pubblicata sul proseguimento del film. Che succede? Sul piano sociologico, come giudichi questi avvenimenti?

La storia, semplicemente, si ripete. È più facile eliminare qualcosa che non ci piace piuttosto che affrontarla. E sto parlando di religioni, guerre, liti condominiali o addirittura una parola di troppo al semaforo. Se poi parliamo di social network e Facebook in particolare, dove esistono i “leoni da tastiera” e procedure regolate spesso da algoritmi fallaci, be’, il gioco è fatto. Nel mio caso una recensione chiaramente ironica è stata valutata come offensiva dallo zoccolo duro – evito facili battute, sono bravissimo – dei fan di “50 sfumature” e sono scattate centinaia di segnalazioni. Il sistema ha successivamente ritenuto essenziale rimuovere un contenuto senza una corretta visione dei fatti e, vamolà, il post è stato cancellato e io bloccato. Amen.
Fior fiore di sociologi – ma non solo – parlano dell’uomo come “animale sociale”, inteso nei suoi vari aspetti. A me questa definizione è sempre piaciuta, oggi più che mai. Solo che la caratteristica “animale” è più marcata: se qualcosa non va, stiamo in guardia e possiamo attaccare senza farci troppe remore.

Comunicare ‘il bello’ e ‘il buono’ non è semplice, né facile, certamente è necessaria un’ottima dose di capacità comunicativa e di scrittura che tu, indiscutibilmente hai: come si fa a ‘scrivere bene’ nel web?

Il mio ego vi ringrazia. Anzi, sta facendo festa. LOL

Non mi sento di poter dare lezioni per scrivere bene nel web o in qualsiasi altro luogo, ma posso parlare di quello che penso sia utile per farlo, ciò che funziona su di me e nel mio cervellino bacato fatto di seghe mentali e fantasia. Dunque:

  1. Grammatica e sintassi: non bisogna essere dei laureati per forza, ma sapere dove mettere un apostrofo o coniugare decentemente un congiuntivo aiuta. Tantissimo.
  2. Non usare trecento parole quando ne basta una. Ma neanche tre. Se ne basta una per capirsi è inutile girare intorno a concetti astratti o complessi. Anche perché più parole si usano, più aumenta la possibilità di fraintendimenti. Non lo dico io, lo dice la logica.
  3. Evitare periodi troppo lunghi. Non solo si rischia di perdere il filo del discorso, ma è anche una noia mortale. La noia uccide ogni tipo di relazione, se non la sappiamo gestire.
  4. Non prendersi troppo sul serio: significa ricordarsi che esiste altro al di fuori di noi stessi. E che le sciocchezze che vediamo negli altri le abbiamo fatte anche noi, magari in maniera diversa, figuriamoci, ma nessuno è immune alla stupidità. Altrimenti vivremmo in pace, tutti insieme, in un boschetto insieme a orsetti gommosi e unicorni, no?
  5. Assumersi la responsabilità. Strano da dirsi, ma vero. Se non siamo in grado di portare avanti una qualsiasi tesi, difenderla o addirittura confutarla (perché solo gli stupidi non cambiano mai idea), tanto meglio stare zitti.

Che consiglio dare a chi da grande vuole diventare il prossimo ‘Matteo Bianx’?

Ebembem. Naaaaaah. Non ci credo. Neanch’io voglio essere “Matteo Bianx”! Posso dare i consigli che do a me stesso: impegnati in quello che desideri, tralascia ciò che non è importante e cerca di essere chiaro e semplice in ogni cosa che fai. Quando riesco a passare una giornata facendo tutto questo io di solito festeggio un sacco. Qualche risultato arriva sempre, che sia un bel lavoro… o l’abbraccio di una persona a cui tieni.

Vuoi contattare Matteo Bianx? Visita il suo blog, QUI trovi tutte le info

Cover: Matteo Bianx – Shot by Francesca Giachetta

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