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Rugby Giallo Dozza: uniti dalla palla ovale nel carcere di Bologna

Lealtà, solidarietà, sostegno reciproco, rispetto dell’avversario e delle regole ma anche “terzo tempo”. Sono gli ingredienti del rugby, uno sport che ha fatto il suo ingresso in molti istituti di pena italiani come occasione di condivisione di valori e esperienze. La rubrica #TheItalyStylePeople accoglie oggi la storia degli uomini e degli atleti del Giallo Dozza, la squadra del carcere di Bologna.

Il rugby, si sa, è uno sport strano. Per andare avanti si passa la palla indietro; sembra violento ma ci sono regole strettissime che tutelano al massimo possibile la salvaguardia dei giocatori; ci si azzuffa per il possesso del pallone e come l’arbitro fischia si va tutti a mangiare e bere insieme.

Sarà per questi valori che è stato scelto da un po’ di tempo, come attività educativa e ricreativa all’interno di numerosi istituti di pena italiani nell’ambito di un progetto che coinvolge l’Amministrazione penitenziaria, la Federazione e le società. Torino è stato il primo esperimento, seguito poi da Bologna e, man mano, da altre esperienze: Bollate, Frosinone, Livorno, Monza, Padova, Taranto, Teramo… Tre squadre: Torino, Frosinone e Bologna partecipano regolarmente al campionato FIR (Federazione Italiana Rugby) in Serie C anche con buoni risultati.

Tornare in “campo” con la palla ovale

Il progetto “Tornare in campo” è stato pensato all’interno dell’Associazione sportiva Bologna Rugby il quale, nato nel 1928, è il club con la più anziana iscrizione alla FIR e ha portato alla nascita della squadra Giallo Dozza. Il nome della squadra unisce il nome del fu sindaco Giuseppe Dozza (a cui è intitolato il carcere bolognese) al giallo, il colore del cartellino che utilizza l’arbitro per espellere temporaneamente per 10 minuti un giocatore che si è reso colpevole di un fallo grave, che qui è una metafora del periodo di detenzione. Oggi nel Giallo Dozza giocano quaranta rugbysti di diverse nazionalità e i risultati sportivi migliorano sempre.

Chiara Benfenati è la “Team Manager” del Giallo Dozza, a lei TheItalyStyle ha porto qualche domanda per conoscere meglio questa realtà.

Come nasce il Giallo Dozza?

L’avventura inizia a fine 2013, conosciamo la prima esperienza italiana nel carcere di Torino, ci interessa e proviamo a replicarlo, l’ex Direttore di Torino diventa Provveditore in Emilia Romagna e con lui si buttano le basi del progetto, “Tornare in campo”.

Rugby Giallo Dozza. Foto: Enzo di Somma
Rugby Giallo Dozza. Foto: Enzo di Somma

Che difficoltà avete incontrato agli inizi?

La disciplina è essenziale e la si misura sotto due profili: il primo riguarda la condivisione totale e assai impegnativa del progetto (assidui allenamenti, studio delle regole e delle dinamiche, rispetto reciproco), il secondo profilo riguarda il miglioramento nel comportamento nel regime detentivo; entrambi questi profili consentono di misurare i miglioramenti; le difficoltà sono molte poiché i detenuti/atleti pretendono continuità, coerenza e onestà intellettuale, se a questo si aggiunge la necessità di garantire le risorse minime necessarie alla sopravvivenza del progetto la cosa diventa impegnativa

Come avviene il reclutamento dei giocatori?

Tramite il Provveditorato viene lanciato un interpello a tutti gli istituti penitenziari della regione, i detenuti interessati compilano una domanda che viene prima vagliata dalla direzione e dall’area educativa dell’istituto, di seguito i detenuti sono sottoposti a un test fisico-attitudinale da parte dello staff tecnico di Giallo Dozza. 

Quanti allenamenti fate alla settimana?

Vengono tenuti tre allenamenti alla settimana e una riunione tecnica in cui visioniamo il video dell’ultima partita giocata, oppure grazie alla collaborazione di arbitri, si tengono lezioni sul regolamento. I detenuti inoltre hanno a disposizione una palestra per il potenziamento fisico.

La squadra è multietnica. Quanti italiani ci sono?

Attualmente i detenuti/giocatori italiani sono sei.

C’è qualche giocatore che ha scontato la pena e, una volta libero, ha continuato a giocare?

Sì, alcuni hanno continuato a giocare a rugby, anche quelli tornati nei loro Paesi di origine (per esempio Albania o Tunisia). Attualmente abbiamo dei giocatori che sono entrati nella “sfera di interesse” di alcune squadre contro cui abbiamo giocato che aspettano che vengano scarcerati. 

Com’è il terzo tempo in un carcere? Le altre squadre come vivono quel momento di festa?

A parte il fatto che per ovvi motivi è bandita qualsiasi bevanda alcolica, il terzo tempo è un momento molto bello, spontaneo, di convivialità pura, in cui, al di là del risultato della partita si crea unione tra i giocatori delle due squadre.

Rugby Giallo Dozza
Rugby Giallo Dozza, uniti dalla stessa passione sportiva

Ci sono mai state tensioni in campo con le altre squadre? Potreste definirvi una squadra corretta?

Non ci sono mai state tensioni in campo. Anche ai giocatori di Giallo Dozza capita di prendere un cartellino giallo a causa dell’inesperienza, i nostri giocatori più “anziani” hanno un vissuto rugbistico di tre anni…

Hai mai avuto la sensazione di pregiudizi da parte delle squadre avversarie?

Sicuramente per chiunque il primo ingresso in un carcere è un’esperienza forte, forse anche un po’ scioccante (lo è stato anche per noi dello staff), ma con la partita e con il terzo tempo tutto passa, abbiamo avuto anche tante manifestazioni di stima e sostegno da parte delle squadre esterne. 

Il carcere Dozza è diventato famoso per le numerose attività che offre ai detenuti. Queste possibilità aiutano la convivenza forzata e il processo di recupero?

Questo è l’obiettivo del nostro progetto e di quello di Mozart14 con il coro Papageno.

L’esperienza del rugby in carcere è ormai diventata diffusa in tutta Italia. Pensi che si arriverà a una specie di campionato?

Ad essere sincera non credo. Innanzitutto le squadre composte da detenuti (oltre a Giallo Dozza e a La Drola di Torino ci sono anche i Bisonti di Frosinone) giocano sempre in casa per questioni di sicurezza, organizzare una trasferta è cosa estremamente complicata e dispendiosa in termini di impegno da parte del personale della Polizia Penitenziaria; inoltre, a mio parere, questo comporterebbe un rafforzamento dell’isolamento cui sono già sottoposti i detenuti compromettendo il processo di recupero e reinserimento nella società.

Quali sono stati i momenti più belli e quelli più brutti della vostra esperienza?

Sono stati diversi i momenti belli. La prima partita nell’ottobre del 2014, abbiamo subito una sonora sconfitta ma il risultato più bello è stato riuscire a scendere in campo. Poi c’è stata la prima vittoria e in seguito la seconda vittoria avvenuta davanti ai parenti dei giocatori del Giallo Dozza che, in via eccezionale, hanno potuto assistere alla partita, l’amichevole giocata con La Drola; l’anteprima del film e sono sicura che ce ne saranno altri. Il periodo più brutto è stato quando, a causa di impegni lavorativi, siamo rimasti senza allenatore, non sapevamo quando e se sarebbe tornato… Ma poi è tornato e la squadra va avanti.

“La prima meta”, il doc-film che vede protagonista la squadra Giallo Dozza

La formazione felsinea è stata anche recentemente la protagonista di La prima meta un docu-film presentato al Festival dei Popoli di Firenze di Firenze, opera della regista Enza Negroni.

Il film racconta la storia di tre giovani detenuti selezionati dall’allenatore Max Zancuoghi per far parte della squadra e descrive il duro lavoro per trasformare un gruppo di persone che non avevano mai visto un pallone ovale in una vera squadra capace di soffrire insieme e di perseverare nonostante le continue sconfitte fino alla prima storica vittoria nel campionato di Serie C2.

Contemporaneamente si raccontano la trasformazione della vita dei detenuti nella routine e monotonia della vita carceraria con l’accettazione dei valori tipici del rugby: lealtà, solidarietà, sostegno reciproco, rispetto dell’avversario e delle regole e il miglioramento dei rapporti personali fra i detenuti e il contesto in cui vivono.

Abbiamo ricevuto il trailer del film e ve lo mostriamo volentieri per iniziare a conoscere questa formidabile squadra e la storia dei suoi componenti.

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